Davide Cassani ci illustra il percorso

09.03.2018

Davide Cassani, CT della Nazionale, spiega con prosa chiara il percorso della sua Gran Fondo, sulle strade dei sui allenamenti

Anche quest’anno è arrivato il momento della Gran Fondo Davide Cassani e, per me, di fare insieme a voi una ricognizione sui percorsi. Vi anticipo che per arrivare al traguardo senza troppi problemi è necessario avere un minimo di allenamento. L’inverno è stato clemente e tutti avete il minimo necessario per pedalare insieme a me. Allora vi aspetto. 
 Per quanto riguarda il percorso, riprendiamo quello classico e ormai collaudato lo scorso anno: scaleremo il monte Trebbio dal versante di Modigliana e il monte Chioda dal versante di Rocca San Casciano. Anche quest’anno abbiamo cercato di salvaguardare al massimo la sicurezza dei partecipanti: le staffette del G.S. Scorta vigileranno sulla sicurezza degli atleti e il traffico sarà sospeso su tutto il percorso per mezz’ora dal passaggio della testa della corsa. Dopo, è chiaro a tutti, valgono le regole del codice stradale che dobbiamo sempre rispettare.
Andiamo con ordine a vedere il percorso.
Da Piazza del popolo (stupenda) si parte in direzione Modigliana; anche quest’anno, per ragioni di sicurezza, partiremo in direzione nord: Corso Garibaldi, svolta a destra in viale delle ceramiche, nuova svolta a destra in via Ponte Romano, via Renaccio e svolta a sinistra in direzione Modigliana. 
 La strada è bellissima, abbastanza larga e senza particolari difficoltà. Dopo Marzeno (Km. 10) qualche strappetto costringerà a mettere le mani sul cambio e alzarsi spesso sui pedali.
Prima di arrivare a Modigliana (Km 17,5) il percorso di Gran Fondo e quello di Medio fondo si dividono. I gran fondisti volteranno a sinistra per andare a imboccare il monte Trebbio mentre i medio fondisti continueranno sulla stessa strada fino a Modigliana per imboccare poi il monte Casale.
Nel percorso di Gran fondo la prima difficoltà è il Monte Trebbio. È una delle salite mitiche del ciclismo in Romagna. È un’ascesa di 6,1 km con una pendenza media del 6-7% e un dislivello di 390 m. I primi 3 Km sono i più impegnativi con una pendenza media del 9% con punte del 12 e 15%. Completato questo tratto abbiamo altri tre Km. di leggera salita con un solo strappo abbastanza impegnativo. Arrivati al passo, se la giornata è bella, si può godere di un panorama insuperabile sulla valle del Montone; in giornate chiare lo sguardo può anche spaziare sul lungo crinale appenninico che chiude la valle e sul controcrinale che separa le vallate del Montone e del Rabbi. In un piccolo giardino a lato della strada il Monumento al ciclista e un paio di targhe poste dalle società ciclistiche promotrici dell'iniziativa che testimoniano la grande passione per la bicicletta tipica di questi luoghi.
Attenzione. Usate la testa e date un occhio al cardiofrequenzimetro. Meglio salire con il proprio passo e lasciar andare chi ha qualcosa più di voi. Cercate di non superare la soglia anaerobica perché, altrimenti, accumulare acido lattico qui, vuol dire diminuire l’andatura più avanti e non va bene. Il rapporto? Un 39x25 sarà sufficiente per quasi tutti nei primi Km. 
Se avete usato giudizio nel primo tratto, sul resto andrete sicuramente belli spediti a parte lo strappetto che ricordavo, dove la pendenza vi costringerà a scalare il rapporto. Coraggio, l’ultimo km non è impegnativo quindi tenete duro e cercate di restare attaccati al gruppetto in cui vi trovate. 
Scendiamo verso Dovadola: all'inizio della discesa un bel cartello ci indica la pendenza al 12%.
Superato questo tratto e due tornanti in successione, abbiamo circa due chilometri di bella discesa, con pendenze modeste ed alcuni lunghi rettilinei. Ma non illudiamoci, da qui al termine del passo saranno tutte curve e controcurve. Un ulteriore tratto al 12% al chilometro 9, seguito da 800 metri al 6% e poi ancorà giù con un bel 10%.
Poco più di due chilometri con ultimo tratto che, pur non raggiungendo il 10%, risulta abbastanza ripido e sbuchiamo in località Casone sulla SS 67 del Muraglione. Fate attenzione al fondo stradale che in alcuni tratti della discesa non è ottimale.
A questo punto svoltiamo a destra per Rocca San Casciano e percorriamo 7 km. in leggera salita. Mangiate qualcosa, una barretta, oppure malto destrine. Alimentarsi bene è fondamentale.
Arrivati a Rocca (abbiamo percorso 40 km.) svolta a destra e imbocchiamo il monte Chioda. Una frana, all’inizio della salita determina un restringimento della carreggiata che è diventata a senso unico ed è regolamentato da un semaforo. Mi raccomando, soprattutto a chi è rimasto indietro quando non c’è più l’interruzione del traffico: rispettate il codice della strada!
Dal versante di Rocca (quello che tradizionalmente facevamo in discesa) la salita presenta una difficoltà media (pendenza media 5%): i primi 5 km sono i più impegnativi con una pendenza fra il 7 e il 10%, poi la strada si fa più dolce. Arrivati in cima al monte Chioda abbiamo un lungo falsopiano sul crinale di circa 1,5 km. Da questa posizione si può godere di un panorama stupendo: lo sguardo si perde quasi all'orizzonte; a sinistra un grande colpo d'occhio sull' Alpe del San Benedetto, a destra una linea quasi ininterrotta di dolci colline lasciano intravedere la lontana pianura; se la giornata è senza foschie si può vedere il mare da Ravenna a Cesenatico.
Lo ripeto anche a questo punto: usate la testa e buttate un occhio al cardiofrequenzimetro. Ricordate sempre la regola aurea: salire con il proprio passo e lasciar andare chi ha qualcosa più di voi. Anche su questa salita cercate di non superare la soglia anaerobica perché altrimenti, accumulando acido lattico qui, lo sapete benissimo, la vostra andatura sarà compromessa nel prosieguo della corsa! Il rapporto? Un 39x23 sarà sufficiente per quasi tutti. I primi saliranno con il 39x19. Mangiate qualcosa: una barretta, oppure malto destrine; alimentarsi bene, lo sapete, è fondamentale.
La discesa è molto bella: le curve sono sempre abbastanza ampie e favoriscono la velocità: è però necessario fare attenzione al fondo stradale: superato il primo km. di discesa il fondo presenta una rottura dell’asfalto ed è sterrato; dopo un paio di km, troviamo un avvallamento dell’asfalto che rende il fondo irregolare: questi due residui delle frane di due anni fa non danno problemi, ma è opportuno fare attenzione per mantenere una guida sicura della bici.
Arriviamo così a Modigliana (Km. 60); qui comincia la salita al monte Casale (o monte Corno). Sono 3 km. di salita con una pendenza media del 10% e tratti al 12-13%. Il primo tratto, 1,5 km., è molto impegnativo, poi un breve falsopiano e, infine, l’ultimo tratto nuovamente impegnativo con curve e tornanti. Superato il terzo km. la salita diventa molto pedalabile: la strada si snoda per due km. lungo il crinale per poi scendere a Brisighella: la discesa è ripida, la strada consente una buona visibilità che favorisce la velocità. Richiamo tuttavia la vostra attenzione su un paio di avvallamenti dell’asfalto che richiedono una buona concentrazione nella guida della bici: la velocità non deve diventare un pericolo!!!! La distanza percorsa e la pendenza di questa salita mi impongono di mettervi in guardia: alimentatevi bene e, soprattutto per chi non ha mire di piazzamento, attenzione al rapporto che si usa: il consiglio è sempre quello: alleggerire il rapporto e mantenere una cadenza adeguata.
Arrivati a Brisighella, comincia il Monticino. Coraggio, è (quasi) l’ultima asperità! Dai 115 mt. di Brisighella si sale. In tre km., ai 283 mt.slm di questo passo. I primi due sono duri, l’ultimo è praticamente pianeggiante.
Quando ero professionista non so quante volte l’ho scalato, tante, tantissime. Prendevo sempre il tempo, il mio record? 5’ fino al termine del pezzo duro. Cominciavo con il 41x17 poi al quinto tornante (dove c’è la Rocca) scalavo sul 19 e dopo il tornantone sulla destra (a circa 500 metri dalla vetta) mettevo il 15, a tutta fino in vetta… Ora metto il 39x23 all’inizio e lo tolgo in cima…
Prima di imboccare la discesa un segnale turistico rivela la presenza una di una grotta meta di molte visite: la “Tanaccia” dove sono stati rinvenuti reperti che rivelano la presenza di nuclei abitati fin dal Neolitico e dall’Età del bronzo. La zona ha un grande interesse archeologico come dimostrano gli scavi in atto a Rontana, una frazione subito sopra il Monticino.
La discesa è bella, l’asfalto ottimo mentre i tornanti permettono di avere sempre un’ottima visuale. Anche in questa discesa fate attenzione a un paio di leggeri avvallamenti del fondo stradale.
Giunti fondo alla discesa (abbiamo percorso 88 km) si svolta a sinistra in direzione Zattaglia e si ritorna a salire. Non è il Monte Albano, è uno strappo, le lame, che finisce dopo 500 metri. Arriviamo a Zattaglia (km. 92): qui sì che comincia il Monte Albano. Sono 5 km. con 300 metri di dislivello. Il 39x21 potrebbe essere sufficiente. Abbastanza regolare per 4,5 km. (6-7%) mentre gli ultimi 500 metri sono i più facili (2-3%).
In discesa pedalate, fate girare le gambe perché quando arriverete al ponte che pone fine alla discesa dovrete cambiare in fretta rapporto e superare uno strappo di 400 metri al 10%. Che male alle gambe……..
Casola Valsenio, 28 km all’arrivo. I primi 12, a parte un paio di strappi sono invitanti, veloci, scorrevoli. Giunti a Riolo Terme (all’altezza dello stabilimento termale) si svolta a destra in direzione Brisighella. 3 km. con un breve strappo e poi nuova svolta a sinistra: siamo a Villa Vezzano. Ora ci dirigiamo verso Tebano dove comincia l’ultima salita: è uno strappo di 1,2 km; al traguardo ne mancano 9. I primi 400 metri salgono con una pendenza del 7/8% poi 100 metri in contropendenza (discesa) e gli ultimi 400 in… pendenza ( 8%) e possono fare male.
Ormai è fatta, anche i Monti Coralli sono alle spalle. Breve discesa, strappetto, (è l’ultimo, giuro) ancora leggera discesa e 6 km in piano; arriviamo a Celle; percorriamo tutta la via Ospitalacci al termine della quale giriamo intorno alla rotonda e siamo sul rettilineo d’arrivo: 4 km. tutti pianeggianti e siamo arrivati.

Com’è andata? Siete stanchi? Avete fame? Niente paura, un bel pasta party vi ristorerà.

A parte tutto volevo ringraziarvi. Come sapete questa Gran Fondo è nata e continua a vivere per una ragione molto semplice. Reperire fondi per due società che avviano al ciclismo decine di ragazzi e ragazze.
Nessuno percepisce nulla, tutti lavorano gratis e sono un centinaio coloro che si adoperano per rendere bella questa manifestazione. 
La SC Ceretolese e la Polisportiva Zannoni in questo 2018 hanno tesserato più di sessanta ragazzi fra giovanissimi, esordienti e allievi. Abbiamo molte aziende che ci aiutano ma come potete immaginare è sempre più difficile raggiungere la somma che può permettere a queste due società di svolgere l’attività. Ed è per questo che volevo ringraziare di cuore tutti coloro che lavorano per la buona riuscita di questa manifestazione; oltre ai volontari della Ceretolese e della Zannoni un ringraziamento sentito va a quelli dei circoli che hanno sede nelle case del popolo di Marzeno e Santa Lucia. Voglio ringraziare anche l’U.C. Castebolognese e il Gruppo Cicloturistico Avis Faenza, che danno un prezioso contributo all'organizzazione della Cassani collaborando all'allestimento, oltre che della Gran Fondo, della “Cassani Giovani”, la gara juniores che, da tre anni, affianca la Gran Fondo. 
La presenza e l’ impegno di tutti i volontari sono indispensabili, senza di loro non sapremmo come fare. Io ci metto il nome, un po’ di tempo e poco altro, loro ci mettono il loro tempo libero e tanta, tanta passione. Lo fanno per il ciclismo, per i giovani. 
Ringrazio tutti gli appassionati che ci hanno onorato della loro presenza negli anni passati. Siete stati importantissimi e lo sarete anche quest’anno se tornerete a pedalare insieme a noi. 
Un ultima raccomandazione, siate prudenti, deve essere una giornata di festa, facciamo in modo, tutti quanti, di rispettarci a vicenda e far si che resti una domenica all’insegna dello sport e del divertimento. E come mi diceva sempre mia mamma: Andate piano! Come ben sapete, io l’ho sempre ascoltata!

Davide Cassani